UN GIORNO DI FESTA

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"Un Giorno di Festa, ultimo lavoro in studio degli Statuto

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Essere MOD

Essere MODIl significato di uno stile di vita

DAL "BEAT" AL SOGNO MOD:

gli STATUTO con SPECIALS e PAUL WELLER
al TRAFFIC FESTIVAL

La prima volta che gli Statuto si trovarono in una sala-prove per cercare di riuscire a combinare qualcosa suonando fu nell’autunno del 1982, in un centro d’incontro di borgata Parella. Eravamo praticamente digiuni dal punto di vista tecnico-musicale, strumenti personali “di fortuna”, batteria e microfoni forniti dal “centro”. Ci guardammo in faccia: dovevamo partire suonando qualcosa che generasse un suono “mod”, dai mods per i mods. Doveva essere d’impatto forte, rabbioso ma sempre all’insegna dello stile e dell’eleganza che contraddistingue la nostra attitudine. Con la mente cercai di ricordare “l’inizio” più incisivo che conoscevo. Mi venne in mente la compilation dal vivo “Dance Craze” che iniziava con “Concrete Jungle” degli Specials: tamburo “da stadio” introdotto dal battito di mani ritmato del pubblico e poi “botta” delle due chitarre a sancire la partenza di ciò che erano sempre i concerti della band di Coventry,cioè una ska-rica di adrenalina travolgente, piena di divertimento puro, ritmi urbani ed extraeuropei, testi graffianti e impegnati ma mai da intellettuali. La storia di un gruppo che voleva esprimere modernismo in musica, non poteva avere altra prima cover da provare a suonare: “Concrete Jungle”. Battere il tamburo a ritmo da stadio non era un problema per il giovanissimo (allora..) Naska ma al momento dell’ingresso delle chitarre di Pino e Skeggia e del mio basso.le cose diventavano veramente “complicate”. Quando ci esibimmo in pubblico per la prima volta, qualche mese dopo, sul palco della Tesoriera il 1 maggio del 1983 come “spalla” dei grandissimi Blind Alley (impugnando bacchette, chitarra e basso prestate direttamente da Luca Bertoglio, Marco Ciari e Gigi Restagno), le canzoni che suonammo furono solo due, proprio due cover degli Specials con testo rifatto in italiano, oltre alla già raccontata “Concrete Jungle” aggiungemmo “Rat Race”. Gli Statuto iniziarono la loro lunghissima serie di concerti suonando due brani degli Specials.

In quel maggio 1983, Paul Weller aveva già concluso la straordinaria avventura dei Jam (mod band di vertice della scena britannica) da quasi un anno e aveva intrapreso la nuova strada con gli Style Council, i quali dopo aver esordito col singolo “Speak like a child” proponevano per l’estate una fortunatissima “Long hot summer”.
Gli Specials invece, si erano già sciolti.
La loro storia era nata dal tastierista e leader indiscusso Jerry Dammers,che aveva fondato l’ etichetta 2 Tone nel 1979 la quale produsse e diffuse il revival dello ska giamaicano rielaborato e arrangiato con suoni elettrici ed europei. Il primo singolo se lo pagarono metà a testa Specials e Selecter (questi ancora senza la cantante Pauline Black in organico), con due lati A cioè “Gangsters” per i primi e l’omonima “Selecter” per i loro “soci”. Quel singolo fu uno spartiacque storico, migliaia di giovani scoprirono suoni diversi, dalla radice nera e dal cuore multietnico, il suono dei migranti giamaicani che condividevano problematiche quotidiane e divertimento, lotte sociali ed estetica d’abbigliamento e musicale con i giovani bianchi della working class inglese. Il bianco e il nero che stavano bene insieme e che uniti diventavano una forza imbattibile. Impegno e divertimento. Rabbia e Stile. I Mods, i Rude Boys e gli Skins Originals. Sull’onda del film “Quadrophenia” il Modernismo arrivava a tutti i giovani del mondo e i suoni 2Tone di Specials ma anche di Madness, Selecter, The Beat , Bad Manners conquistavano le orecchie delle nuove generazioni un po’ ovunque.

L’etichetta 2Tone venne finanziata dalla Chrysalis e licenziata dalla EMI, la quale ebbe l’intuizione di far produrre il primo album degli Specials (“Specials“) da quel genio di Elvis Costello, con risultati di livello mai più raggiunti:un capolavoro! Canzoni riarrangiate e riprese dalla tradizione del primo ska anni’60 e brani originali di efficacia ritmico-melodica travolgenti costituivano un album che raggiunse i vertici di tutte le charts europee e venne ben accolto anche in USA. Sull’onda del successo del primo album, la band di Coventry pubblicò l’anno seguente il secondo “More Specials” (stampato in Italia col titolo “Ancora” ma senza il brano “Rat race”), altro ottimo lavoro ma che presentava, nel lato B, già le prime sperimentazioni “elettroniche” che poi avrebbero coinvolto parte della band in altri progetti. Le tensioni sociali delineatesi in Inghilterra, a causa del governo ultra conservatore di Margareth Thatcher, consegnavano agli Specials il ruolo di portavoci musicali delle rivolte urbane antirazziste e anti repressione poliziesca nei quartieri di Brixton, Nothing Hall e altri sobborghi ad alta densità di popolazione proletaria e di migranti a Londra. Capitò che dopo un concerto degli Specials nella capitale inglese, partì l’ennesima contestazione, che si trasformò velocemente in una vera e propria rivolta con incidenti caratterizzati da cariche delle forze dell’ordine e con auto e negozi distrutti,vari feriti e tanti arresti. Le autorità cercavano ormai di ostacolare con ogni mezzo l ‘organizzazione di concerti della band di Dammers & c. e con lo splendido EP “Ghost Town” dove veniva attaccata per l’ennesima volta la conduzione economico-politica della Thatcher (nella title-track)e venivano attaccati apertamente i nazisti e razzisti del NF (nel brano “Why?”) si chiudeva la carriera discografica degli Specials. Era il 1981. A differenza dei già citati Madness, Selecter e Bad Manners, gli Specials non vennero mai a suonare in Italia, lasciando in tutti noi loro fans un alone di “mistero” e quasi soprannaturalità. Tante volte ci siamo immaginati quali e quante emozioni avremmo provato nell’ assistere a un loro concerto dal vivo e non solo di “rimando” dal film “Dance craze” o dai bootleg malregistrati (allora internet non c’era..) che trovavamo da Rock & Folk. Chiusa l’esperienza col nucleo originale, i due cantanti Terry e Neville più il chitarrista ritmico Lynval formarono i FunBoyThree, Dammers proseguì la strada dell’impegno sociale all’insegna del suono giamaicano recuperando il vecchio nome di Special Aka e nel 1984 realizzò l’album “In the studio” che conteneva la canzone “Free Nelson Mandela”, vero inno della lotta contro l’Apartheid.

Il nome ufficiale degli Specials su disco tornò a campeggiare nel 1998, quando sull’onda del successo dello ska-core negli USA, una metà “abbondante” della band originale (senza però il cantante bianco Terry e il tastierista Jerry) pubblicò un album molto convincente, dai suoni un po’ americanizzati ma sempre fedeli allo stile degli esordi, intitolato “Guilty” con il singolo “It’s you” diventato hit in mezzo mondo. La reunion “parziale” però durò pochissimo e solo nel 2009 la band è tornata a ri-unirsi ufficialmente in formazione completa (tranne Jerry Dammers) per celebrare i 30 anni dall’uscita del primo singolo, con una serie di fortunati concerti e partecipazioni a programmi radio e TV, dove si sono dimostrati decisamente in ottima forma. Finalmente gli immensi Specials in formazione originale varcheranno i nostri confini per regalarci un concerto atteso da più di 30 anni, il primo concerto degli Specials in Italia!!

Torniamo però all’estate del 1983 quando a luglio uscì il singolo “I was dreaming-”Whistle March” dei torinesi Blind Alley, gruppo capitanato da Gigi Restagno, considerato unanimemente dagli appassionati di powerpop e beat, il maggior conoscitore e divulgatore dello stile musicale (e non solo) di Paul Weller con i suoi Jam. Per noi Mods i Blind Alley erano i nostri jam e Gigi il nostro Paul e il fatto che i Jam fossero sciolti ci faceva ancora più sospirare le loro brillante versione di “The Modern World” a ogni loro concerto.

Il “vero” Paul intanto proseguiva alla grande con i suoi Style Council, con l’album “Cafè Bleu” creava il suono “pop-jazz” che venne poi ribattezzato “acid jazz” , tanto suonato nei club d’oltremanica e, finalmente venne a suonare in Italia per la prima volta nell’autunno del 1984 per poi diventare regolare frequentatore dei nostri palchi. A Torino suonò ben due volte con TSC, la prima alla Pellerina nell’estate del 1985 e la seconda al palasport nel 1988. Paradossalmente, i testi più impegnati e l’impegno civile maggiore, il mitico Paul lo espresse nel suo periodo musicale più “leggero“, infatti proprio con TSC pubblicò brani di notevole spessore sociale come “Internationalist”, “Money Go Round”, “Walls come tumbling down” e molti altri, su sonorità molto accattivanti e di facile fruibilità.
Gli Style Council proseguirono fino al 1990, quando la Polydor rifiutò di pubblicare il loro ultimo album. I loro suoni erano sempre più easy ed elettronicamente pop…forse troppo. Paul decise di sciogliere il “combo” composto da lui, Mick Talbot, Dee C Lee (sua ex moglie) e Steve White per fondare il Paul Weller Movement, una forma di progetto solista “quasi” definitivo con il quale venne a esibirsi a Torino nell’autunno del 1990 in uno Studio2 affollato da non più di 50 persone. Anche in Inghilterra il nuovo progetto di Paul non riceveva un’accoglienza “trionfale”, ma col primo album da solista vero (dal titolo “Paul Weller“) ripartì alla grande e si riaffermò in poco tempo come uno dei massimi esponenti della musica inglese in tutto il mondo. Da allora ha pubblicato album che sono piccoli gioielli di ricerca ed evoluzione musicale collegati da un “fil-rouge” di attitudine stilisticamente mod e solidi radici nella black-music, vere fondamenta della vita musicale del nostro modfather. Tutti gli artisti delle nuove generazioni inglesi vedono in lui un riferimento, un esempio, un vero e proprio maestro e se lo contendono nelle ospitate su disco e dal vivo. Ogni sua uscita discografica raggiunge i vertici delle classifiche regolarmente. Così come è capitato per il suo riuscitissimo esperimento “a solo” nel tour “days of speed” del 2000/2001 dove si esibiva solo con la sua chitarra catturando il coinvolgimento del pubblico veramente affascinato dall’ennesima trovata del geniale Paul, tour che lo portò anche nella nostra Torino nel febbraio 2001 dove si esibì in uno stracolmo Barrumba ed ebbe come artista spalla il nostro ex chitarrista Alex Loggia (che si esibì anche lui con solo voce e chitarra). E così come è capitato per il suo eccellente ultimo disco “Wake up the nation”.
Quella del Traffic è la quarta volta che Paul suonerà a Torino e lo farà con i suoi fidati musicisti al gran completo, tra i quali spiccano due vecchi cuori mod come il chitarrista Steve Cradock (anima degli Ocean Colour Scene e mio vecchio compagno di raduni mod nella sua Birmingham e all’isola di Whight) e il bassista Andy Lewis già apprezzato a Torino in veste di dj “all Mod Disco” in alcune serate qualche anno addietro. L’assaggio che ci hanno proposto Weller & c. all’MTV DAY, suonando due brani con grinta e tecnica eccelsa, ci fanno già pregustare quella che sarà sicuramente una performance “epica”.

Ma torniamo al 1983. Sì perché è nell’autunno di quell’anno che noi Statuto registrammo per la prima volta una canzone in studio, la canzone era “Viva Italia” la versione in italiano di “Concrete Jungle” degli Specials. Appena il brano fu riversato in cassetta lo portammo a radio Flash da Gigi Restagno e lui ce lo programmò immediatamente!!! Che soddisfazione! E a fine dello stesso anno registrammo tutti i brani del nostro primo demo-tape. Il demotape lo pubblicammo nella primavera del 1984, dal titolo “Torino Beat” e conteneva cinque brani dei quali due inediti e tre cover. Quali? Guarda un po’ il destino.. “Rat Race” (Rabbia Mod) e “Concrete Jungle” degli Specials più “Ghosts” (Spettro) dei jam di Paul Weller. Capito?? La prima pubblicazione in studio degli Statuto conteneva cover di due artisti:Specials e Weller: chi l’avrebbe mai detto che27 anni dopo avremmo suonato insieme sul loro stesso palco???!!!
Nella scorsa edizione del Traffic Festival, gli organizzatori ci avevano provato, in questa edizione ci sono riusciti!!!
Se nel 1983 ci avessero detto che Paul Weller e gli Specials avrebbero suonato alle porte di Torino con ingresso libero e con apertura del concerto di noi Statuto ci saremmo sicuramente messi a ridere… come se ci avessero detto che saremmo andati sulla luna in Vespa..
A dire il vero, la nostra carriera ci ha portati su palchi e situazioni sicuramente esagerati e impensabili ai nostri esordi, ma questo evento è qualcosa di più. Molto di più.

Perché se per anni la cultura mod e noi Mods siamo stati inspiegabilmente tenuti fuori da contesti musicali/artistici cittadini, essere stati invitati a suonare a un evento di tale portata cancella il lungo periodo di assurda "emarginazione"e ci restituisce il tutto con in più gli interessi.
Ciò che è stato (ed è stato molto brutto) nel passato è ora tutto dietro le spalle e non ci preoccupa qualsiasi cosa verrà dopo, noi Statuto e Mods di piazza Statuto siamo veramente orgogliosi e gratificati.
Per noi Statuto è un’ opportunità artistica straordinaria (come complesso impegnato a suonare su un palco prestigioso con artisti per noi veri idoli), ma come Mods di piazza statuto è un ancora di più: un grande riconoscimento culturale e ideologico, il più grande che la nostra città (e con essa gli operatori del settore musicale e culturale) ci potesse dare.

Proprio quest’anno si celebrano i 30 anni di Piazza Statuto Mod e il destino ci ha voluto regalare questa fortunata concomitanza (totalmente casuale) come legittimazione della nostra storia, della nostra cultura e della nostra vitalità.
Torino è sempre stata "la mia (nostra) città" (citazione di Piero con i suoi Rough) ma ora ci sentiamo finalmente più "compresi".
Sarebbe stato splendido viversi il concertone con Gigi e Piero, ma sono così presenti nei nostri cuori che siamo sicuri si emozioneranno e balleranno con noi.
La realtà supera sempre la fantasia, e così capita di trovarti a vivere un sogno realizzato ma che in realtà non mai avevi fatto perché talmente bello, talmente grande, da non poterlo neanche immaginare!

Grazie a tutti.

oSKAr per gli Statuto e i Mods di piazza Statuto

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